Chi è l’Energy Manager
L’Energy Manager è un professionista specializzato nella gestione e ottimizzazione dei consumi energetici per aziende, enti pubblici e altre organizzazioni.
Anche se ormai è definito quasi sempre usando l’espressione inglese Energy Manager, la definizione ufficiale è “Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia”.
Nonostante sembri una figura innovativa emersa solo negli ultimi anni, in realtà questa professione esiste da più di 30 anni perché introdotta dalla Legge 10/1991 denominata “Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia”.
Le due figure non sono comunque perfettamente sovrapponibili, perché la figura prevista dalla legge del 1991 lavora solo in aziende ed enti pubblici con consumi energetici rilevanti. L’Energy Manager, invece, è una figura esperta della gestione energetica e che può aiutare anche Piccole e Medie Imprese nonché come negozi, abitazioni private e condomini.

Cosa fa e quali sono le competenze dell’Energy Manager?
L’Energy Manager è il riferimento interno per ogni esigenza legata al consumo e risparmio di energia. Analizza, controlla e ottimizza costantemente i consumi energetici di un’organizzazione. È sempre alla ricerca di sprechi e strategie per migliorare l’efficienza dei sistemi energetici.
È un esperto di software, tecnologie e soluzioni per la gestione energetica, quindi sempre aggiornato sull’evoluzione delle fonti rinnovabili.
Per aiutare l’azienda a rispettare le norme in materia ambientale e ottenere eventuali incentivi, l’Energy Manager deve anche conoscere le normative in materia di energia e ambiente. Per ridurre consumi e costi energetici, l’Energy Manager deve anche sensibilizzare e formare i dipendenti alla sostenibilità.
Deve quindi possedere doti di comunicazione personale ed esterna. Anche se la legge non prevede obblighi di formazione specifici, oggi il percorso di studi consigliato è quello di ingegneria con indirizzi energetici integrata da corsi e master dedicati.
Quali aziende sono obbligate a nominare un Energy Manager?
La legge del 1991 ha previsto la nomina di un Energy Manager solo per aziende con consumi energetici molto rilevanti. Per comprendere se si è obbligati alla nomina si prende come riferimento la soglia di TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) consumate ogni anno dall’organizzazione. 1.000 TEP corrispondono a circa 1,2 milioni di m3 di gas naturale o a 5,3 milioni di kWh in usi finali.
La nomina diventa obbligatoria quando si superano queste soglie:
- 10000 tep per le imprese del settore industriale;
- 1000 tep per i soggetti dei settori civile, trasporti e terziario e per gli enti pubblici
Nel 2015 è stata introdotta una novità importante dalla circolare del 18 dicembre 2014 dell’allora Ministero dello Sviluppo Economico: all’atto della nomina è obbligatorio comunicare i consumi di energia distinti per vettore energetico o combustibile.
Il ministero ha scelto di usare questa espressione, invece di “consumi energetici”, in quanto contempla tutta l’energia che in qualsiasi modo viene gestita dall’azienda o ente.
Opportunità per le PMI nella nomina di un Energy Manager
Anche se le PMI non sono obbligate per legge a nominare un Energy Manager, farlo rappresenta un’opportunità strategica. Noi di Sostenia siamo convinti che siano diversi i motivi per cui soprattutto una PMI debba dotarsi di un Energy Manager di riferimento:
- L’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi: le guerre in giro per il mondo creano costantemente tensioni sui mercati facendo oscillare i costi a cui le PMI sono esposte senza potersi difendere.
- Gli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici e tutte le iniziative della UE per ridurre l’inquinamento e i consumi di combustibili fossili.
- L’attenzione delle grandi imprese verso la sostenibilità dei propri fornitori, come abbiamo spiegato nell’articolo sulle Filiere sostenibili.
- La sensibilità dei consumatori verso le aziende sostenibili che riducono il proprio impatto sull’ambiente.
- La possibilità di accedere a incentivi e finanziamenti nazionali per l’efficienza energetica.
Per le PMI non obbligate che nominano volontariamente un Energy Manager non è prevista alcuna scadenza in caso di prima nomina. Devono poi rispettare la scadenza del 30 aprile negli anni seguenti (vedi paragrafo sulla nomina).

Quali sanzioni per chi non nomina l’Energy Manager?
La legge del 10/91 ha previsto sanzioni per le grandi organizzazioni obbligate che non rispettano l’obbligo di nomina di un Energy Manager.
La sanzione amministrativa varia da 5.164 euro a 51.645 euro.
Una conseguenza meno immediata ma più pericolosa è l’esclusione di queste organizzazioni da incentivi e contributi energetici.
Come e dove lavora un Energy Manager?
L’Energy Manager, nella sua definizione più estesa, può essere un dipendente aziendale o lavorare come consulente esterno. Di solito le grandi aziende hanno un Energy Manager interno inquadrato con ruolo da dirigente. Questa figura di alto profilo collabora e si confronta con la dirigenza aziendale, quindi, ha formazione e competenze eccellenti in materia energetica.
Per i soggetti non obbligati, come le PMI, le attività commerciali e anche i privati, di solito ci si riferisce a un consulente esterno.
Come e quando si nomina un Energy Manager
Secondo la legge del 1991 la nomina dell’Energy Manager è annuale e deve essere inviata entro il 30 aprile al FIRE. La nomina spetta al legale rappresentante del soggetto obbligato. La comunicazione può essere firmata anche da un altro soggetto, purché abilitato o delegato appositamente.
L’elenco degli Energy Manager riconosciuti in Italia
Dal 1992 la gestione dell’albo degli Energy Manager italiani è gestita dalla FIRE (Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia), un’associazione tecnico-scientifica indipendente e senza finalità di lucro, fondata nel 1987 dall’ENEA e da due associazioni di Energy Manager e riconosciuta giuridicamente. Secondo la legge 10/91 non sono richiesti requisiti particolari per l’iscrizione all’elenco gestito dal FIRE.
Non si può quindi parlare di Albo, perché non ci sono obblighi e requisiti come per le altre professioni. Questo ha portato, nei primi anni dopo la legge, a nominare persone non esperte che servivano solo per il rispetto formale della legge. Con la crescente richiesta di sostenibilità aziendale, le crisi energetiche internazionali e la complessità tecnica del tema energetico, gli Energy Manager non sono solo dei “passacarte” ma professionisti esperti e qualificati.
Quanti Energy Manager ci sono in Italia?
Secondo i dati del FIRE aggiornati al 2023, le nomine pervenute entro il 30 aprile sono state 2.498. Di queste, 1.728 sono relative ad Energy Manager nominati da soggetti obbligati e 770 da soggetti non obbligati.
Dal 2016 le nomine vengono effettuate attraverso la piattaforma web dedicata: Nomina Energy Manager Online (NEMO). La situazione degli Energy Manager operanti in Italia e nominati da soggetti obbligati è riassunta nella Tabella 1, dove viene evidenziata la distribuzione degli Energy Manager nei diversi settori e sotto-settori economici. Il numero delle nomine totali pervenute a FIRE è aumentato del 10% rispetto all’anno precedente.

Le certificazioni per diventare Energy Manager
Abbiamo già detto che non ci sono obblighi di titoli di studio o formazione per iscriversi nell’elenco degli Energy Manager tenuto dal FIRE. Per superare questo controsenso, nel 2008 la FIRE ha avviato il SECEM (www.secem.eu), un organismo di certificazione accreditato senza scopo di lucro dedicato alla certificazione degli Esperti in Gestione dell’Energia, in accordo con la norma UNI CEI 11339.
Ne è nata la figura dell’EGE (Esperto in Gestione dell’Energia): questo professionista raccoglie le competenze dell’Energy Manager e degli esperti attivi come professionisti o dipendenti di ESCO e società di servizi energetici e svolge la funzione di energy auditor in relazione alle diagnosi obbligatorie di cui all’art. 8 del D.Lgs. 102/2014. La certificazione viene rilasciata sulla base di un’esperienza minima sul campo e del superamento di un esame.
Dai dati comunicati dal FIRE emerge che gli Energy Manager interni certificati sono il 21% del totale interni (stabile rispetto al 2022), di contro gli Energy Manager consulenti esterni e certificati sono il 73%, in aumento di due punti rispetto al 2022.


