La misura dei criteri ESG non ha uno standard unico. Le società che valutano il rating ESG delle organizzazioni usano una propria metodologia per l’analisi che fornisce, quindi, risposte diverse. Se prendiamo come riferimento le valutazioni ESG più famose (MSCI, IBM, Morningstar Sustainalytics, Bloomberg e S&P) ci accorgiamo che i punteggi ESG variano costantemente.
Se compariamo le valutazioni finanziarie delle aziende con quelle non finanziarie, ci accorgiamo che le prime tendono a essere più coerenti l’una con l’altra. Quando si tratta di valutare l’affidabilità finanziaria di un’azienda o uno Stato, le grandi società di rating sono quasi allineate intorno a un valore condiviso. Questo invece non accade per giudicare i rating ESG.

Come sono calcolati i rating ESG?
Le agenzie di rating hanno più o meno lo stesso modo di operare: raccolgono informazioni ESG pubblicate dalle aziende nei report di sostenibilità, nelle relazioni annuali, nei siti web, nei comunicati stampa, negli articoli di giornale e in altre fonti pubbliche. Inoltre, quasi sempre contattano l’azienda per chiedere informazioni sulla sostenibilità anche attraverso l’invio di questionari.
Tutti questi dati sono poi “standardizzati” secondo i criteri scelti da ogni singola agenzia che tira fuori un numero (di solito da 1 a 100) o una lettera (da A a D) che assegna un valore di sostenibilità.
Misurare la sostenibilità con i rating ESG: ognuno fa come gli pare
Mentre i rating finanziari sono quasi sempre simili anche se rilasciati da agenzie diverse, questo non accade con l’analisi ESG, perché per valutare Ambiente, Società e Governance la sola analisi quantitativa non basta. Entrano in campo fattori qualitativi che danno pesi diversi a ciascun fattore ESG. Anche se gli approcci delle società di rating possono sembrare simili, le conclusioni a cui giungono sono spesso molto diverse per la stessa azienda. Quindi un’azienda potrebbe avere un valore di 70 per un’agenzia e 100 per un’altra, una A per un’agenzia e una B per un’altra.
Perché il rating ESG è importante?
Le aziende con un rating ESG elevato sono spesso considerate meno rischiose perché orientate al futuro con maggior fiducia da parte di banche, consumatori e con una migliore capacità di attrarre risorse umane migliori. Quindi vediamo di saperne di più analizzando la metodologia delle società di rating ESG più famose.
Il rating MSCI: leader o ritardatari?
Il rating ESG di MSCI usa una metodologia che divide le aziende in tre categorie:
- Meader
- Medi;
- Ritardatari.
In base alla loro esposizione ai rischi ESG e alla loro capacità di gestire tali rischi rispetto ai concorrenti, MSCI classifica le aziende come leader (AAA, AA), medie (A, BBB, BB) e ritardatarie (B, CCC). MSCI ha un approccio flessibile, perché i rischi e le opportunità ESG possono variare a seconda del settore e dell’azienda.
La società di consulenza, quindi, identifica i rischi ESG (35 questioni chiave) che sono più rilevanti per una sotto industria o settore GICS® (Global Industry Classification Standard). Questa sigla indica uno standard di classificazione delle aziende a livello globale introdotto nel 1999 dalla stessa MSCI in collaborazione con Standard & Poor’s.

Morningstar Sustainalytics
I rating di rischio ESG di Morningstar Sustainalytics dividono le aziende in cinque categorie di gravità. Il rating calcola sia l’esposizione di un’azienda a rischi ESG del settore sia la capacità di gestione di tali rischi. Questo metodo multidimensionale di misurazione del rischio ESG combina i concetti di gestione ed esposizione per arrivare a una valutazione assoluta del rischio ESG.

Bloomberg ESG
Bloomberg identifica le questioni finanziariamente rilevanti sulla base di una piattaforma proprietaria che misura le performance migliori nel settore di appartenenza dell’azienda. I punteggi variano da 0 a 10, con punteggi più alti che indicano una migliore gestione delle questioni materiali. Nel rating di Bloomberg pesano, per esempio, le emissioni di gas serra, le procedure di lavoro, la diversità del Consiglio di amministrazione aziendali e l’impegno con le comunità e così via.
I rating per le PMI italiane
Accanto a queste agenzie “famose”, esistono rating ESG meno conosciuti ma ugualmente affidabili e più alla portata delle PMI italiane. Di questo parliamo in un articolo su Rating e PMI in Italia (in pubblicazione).
Che differenza c’è tra gli standard ESG e i rating ESG?
I rating sono punteggi calcolati da società di consulenza che servono al mercato per decidere su quali aziende sostenibili investire. Gli standard ESG, invece, sono strumenti che le aziende usano per comunicare i propri sforzi nella sostenibilità ESG.
Tra gli standard ESG principali figurano il Global Reporting Initiative (Gri), il Sustainability Accounting Standards Board (Sasb) e lo United Nations Global Compact (Ungc). Di questo parliamo in modo approfondito nell’articolo dedicato agli standard ESG (in pubblicazione).
Che differenza c’è tra gli standard ESG e le certificazioni ESG?
I rating sono rilasciati da società che valutano la sostenibilità di un’azienda. Le certificazioni sono percorsi volontari intrapresi dalle imprese e certificati da un ente di certificazione esterno, autorizzato per legge, che verifica l’adempimento di specifici obblighi. Per saperne di più leggi l’articolo che spiega la differenza tra rating, certificazioni, bilancio e report di sostenibilità.
Le PMI hanno bisogno di un rating ESG?
Un rating ESG positivo è il risultato di un processo che le Piccole e Medie Imprese devono iniziare con consapevolezza quanto prima. Avere un rating da una società indipendente esterna permette di potersi inserire in tutti i processi in cui sta aumentando la pressione sulla sostenibilità. Ecco alcuni esempi:
- Adeguamento a obblighi di legge;
- Finanziamenti pubblici e privati;
- Catene di fornitura sostenibili;
- Assicurazioni sulle attività aziendali;
- Scelte dei consumatori.
Un percorso progressivo ma in lento movimento che inizia a chiedere conto alle PMI del loro rapporto con i temi ESG. Per le PMI non c’è ancora nessun obbligo ESG ma sempre più le leggi nazionali ed europee condizioneranno i finanziamenti con il rispetto di criteri sociali, ambientali e di governance.
Terranno conto del rating anche le banche che saranno sempre più attente a elementi non strettamente finanziari prima di decidere se e come dare prestiti alle aziende. Identico discorso per i grandi committenti che chiederanno conto della sostenibilità dell’intera catena di fornitura, non solo della propria azienda.
Infine, i consumatori che vorranno presto un modo veloce per capire quanto un’azienda sia sostenibile da 1 a 10. E si aspetteranno di leggerlo sulle etichette dei vestiti così come sulle confezioni dei prodotti al supermercato.
Questo articolo in 60 parole
La misurazione della sostenibilità attraverso i rating ESG varia a seconda delle metodologie adottate da società come MSCI, Morningstar Sustainalytics e Bloomberg. Questi punteggi influenzano le decisioni di investimento, con aziende meglio valutate considerate meno rischiose e più attraenti per gli investitori. Tuttavia, le divergenze nelle valutazioni evidenziano la mancanza di uno standard unico. A differenza degli standard ESG, che le aziende utilizzano per comunicare i propri sforzi in materia di sostenibilità, i rating ESG sono strumenti di valutazione esterni.


