L’agricoltura mondiale è responsabile, da sola, del 24% delle emissioni di gas serra. Le coltivazioni e gli allevamenti intensivi sfamano il mondo ma lo stanno anche, in parte, distruggendo.
Il binomio Agricoltura – Sostenibilità è quindi al centro dell’attenzione da molti anni, tanto che già nel 2019 la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) ha stilato una lista di 5 principi chiave per l’agricoltura sostenibile.
In questo articolo vogliamo chiarire quali sono i punti fondamentali di un’agricoltura che sia produttiva, rispettosa dell’ambiente e socialmente inclusiva. Lo faremo partendo proprio dai cinque punti principali secondo la FAO:
1) Migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse è fondamentale per un’agricoltura sostenibile
La Rivoluzione Verde del 1800 ha permesso di l’aumentare la produzione applicando genetica, chimica e ingegneria alla produzione agricola. Questo ha portato all’aumento della produzione ignorando l’enorme spreco di terra e acqua per raggiungere questi obiettivi. Ancora oggi, oltre il 70% dell’acqua dolce prelevata da fiumi e laghi viene usata per l’agricoltura quindi è la causa principale del degrado degli ecosistemi d’acqua dolce.
2) La sostenibilità richiede un’azione diretta per conservare, proteggere e valorizzare le risorse naturali
Secondo la FAO l’agricoltura diventa sostenibile quando si interviene a tutti i livelli: ripristinare le zone umide che forniscono acqua all’agricoltura, riforestare per far assorbire le emissioni di gas serra, ma anche togliere i sussidi per i fertilizzanti chimici, aiutare i piccoli produttori o pescatori. Questo deve essere fatto secondo la specificità di ogni ecosistema locale e concreto.
3) Un’agricoltura che non riesce a proteggere e migliorare i mezzi di sussistenza rurali, l’equità e il benessere sociale è insostenibile
L’agricoltura non è solo economia, infatti la FAO nel terzo principio si concentra sull’aspetto sociale dell’agricoltura sostenibile. Poiché il 75 percento dei poveri del mondo vive in aree rurali, lo sviluppo rurale ampio e la condivisione diffusa dei suoi benefici sono i mezzi più efficaci per ridurre la povertà e l’insicurezza alimentare (Banca Mondiale, 2007).
4) Una maggiore resilienza delle persone, delle comunità e degli ecosistemi è fondamentale per un’agricoltura sostenibile
Nel contesto dell’alimentazione e dell’agricoltura sostenibile, la resilienza è la capacità degli agro-ecosistemi, delle comunità agricole, delle famiglie o degli individui di mantenere o migliorare la produttività del sistema prevenendo, mitigando o affrontando i rischi, adattandosi ai cambiamenti e riprendendosi dagli shock. Qui la FAO si riferisce ai cambiamenti climatici, le crisi finanziarie, le guerre e così via.
La resilienza può essere migliorata attraverso politiche, strategie e piani co-costruiti, comprese le strategie di gestione dei rischi e misure specifiche come strategie di pesca flessibili, l’introduzione di varietà e razze resistenti ai parassiti, una migliore governance dei mercati, reti di sicurezza sociale, assicurazioni e crediti.
5) Un’alimentazione e un’agricoltura sostenibili richiedono meccanismi di governance responsabili ed efficaci
Una transizione verso un’agricoltura sostenibile, che segue i cinque principi, richiede ambienti politici, legali e istituzionali favorevoli che trovino il giusto equilibrio tra iniziative del settore privato e pubblico e garantiscano responsabilità, equità, trasparenza e rispetto dello stato di diritto.
L’agricoltura in Italia: 77 miliardi di PIL e 1,5 milioni di occupati
Il valore in euro della produzione di agricoltura, silvicoltura e pesca in Italia è di 77 miliardi di euro mentre il valore della produzione agricola dei Paesi Ue è di 275 miliardi di euro circa. Questo fa della nostra agricoltura la terza più importante della Comunità.
Secondo i dati ufficiali INPS, nel 2022 erano 174.636 le aziende che occupano operai agricoli dipendenti. Gli operai erano circa 1 milione mentre i lavoratori agricoli autonomi 431.215.
L’agricoltura italiana è la più sostenibile d’Europa
Gli agricoltori italiani hanno compreso da molti anni l’importanza di produrre bene e in modo sostenibile. Primo, perché i cambiamenti climatici lo richiedono, secondo, perché i consumatori sono più attenti alla sostenibilità quindi questo aiuta a vendere.
L’agricoltura italiana è tra le più sostenibili in Europa, con una quantità di emissioni pari a 30 mln di tonnellate di CO2 equivalenti, nettamente inferiori a quelle di Francia (76 mln), Germania (66 mln), Regno Unito (41 mln) e Spagna (39 mln).
Secondo una ricerca Symbola/Green Italia/Unioncamere nel quinquennio 2018-2022 la percentuale delle imprese agricole che ha effettuato eco-investimenti risulta essere pari al 41% per le imprese del settore agricoltura (coltivazione e allevamento), mentre percentuali più ridotte si osservano per le imprese della silvicoltura (23%) e della pesca (31%).
L’agricoltura sostenibile è un obiettivo da cui non si torna indietro
La consapevolezza che l’agricoltura debba essere sostenibile è confermata dai numerosi interventi nazionali, comunitari e internazionali per “costringere” nazioni e aziende a passare a un’agricoltura sempre più verde.
Ricordiamo, a livello internazionale, la COP15 di Montreal sulla diversità biologica. In questa occasione è stato adottato il Global Framework per la Biodiversità Kunming-Montreal, un accordo che comprende quattro obiettivi e 23 target da raggiungere entro il 2030 per arrestare e invertire la perdita di biodiversità.
L’Accordo di Montreal-Kunming impegna i governi ma chiama in causa anche le imprese: gli Stati infatti dovranno adottare delle misure che spingano e facilitino le grandi
società e istituzioni finanziarie a monitorare e divulgare regolarmente i loro impatti e rischi
sulla biodiversità, oltre che rendere disponibili informazioni sugli impatti per i consumatori e dare informazioni sulle risorse genetiche impiegate.
A questo ha fatto seguito l’approvazione del Regolamento sul ripristino della natura da parte del Parlamento Europeo. Il Regolamento introduce l’obiettivo di ripristinare almeno il 20% del suolo e dei mari europei entro il 2030, per poi raggiungere il 100% nel 2050.
Contiene delle misure per migliorare lo stato di conservazione e di funzionamento dei principali ecosistemi, inclusi quelli agricoli e quelli urbani, e degli habitat naturali più importanti per la biodiversità. Inoltre, la Nature Restoration Law contiene delle misure per migliorare la diffusione e la resilienza degli insetti impollinatori, essenziali per la biodiversità come per l’agricoltura, e degli obiettivi per la rimozione delle barriere fluviali inutili.
Il 78% delle imprese agricole investe in sviluppo sostenibile
Secondo una ricerca del Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere, il 78% delle imprese agricole ritiene necessario investire per contrastare il cambiamento climatico e le sue
drammatiche conseguenze. Questa percentuale è superiore a quella delle imprese industriali (63%) e di servizi (55%). Questo perché le imprese agricole sono consapevoli che la qualità dell’ambiente determina la quantità/qualità del prodotto, più di quanto non lo sia per le imprese degli altri settori.
Più contributi per le imprese agricole sostenibili
Secondo la ricerca del Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere la motivazione principale che spinge le aziende agricole a investire in sostenibilità sono regole imposte a livello nazionale ed europeo (47%).
Anche se la motivazione morale è rilevante, la PAC8 ha previsto contributi sempre maggiori alle aziende che si impegnano ad utilizzare pratiche agronomiche e zootecniche maggiormente rispettose dell’ambiente (biologico, agricoltura integrata, rotazione dei terreni, set-aside – messa a riposo – dei terreni ecc.); nell’ultimo decennio, le recenti riforme hanno reso alcune di queste regole obbligatorie per potere accedere ai contributi.

Al secondo posto, con il 22% delle imprese, si trova come motivazione la consapevolezza che l’inquinamento e il cambiamento climatico rappresentano un rischio per l’azienda e la società.
Al terzo posto si pone la convinzione che questo tipo di investimenti migliori l’immagine e la reputazione dell’azienda (21%; 30% se si considerano solo le imprese di maggiori dimensioni, evidentemente le più sensibili a questo tipo di motivazione).
L’attenzione alla reputazione dell’azienda e alla sanzione sociale è particolarmente forte nelle aziende zootecniche di allevamento, le cui attività sono spesso sotto osservazione mediatica e considerati più dannosi per l’ambiente e il benessere animale (il 31% di queste aziende segnala tale motivazione).
La spinta agli investimenti green ha anche una motivazione più strettamente economica: essi rappresentano una risposta all’aumento dei prezzi delle materie prime ed energetiche (20%).
Per le aziende agricole, infatti, questo tipo di investimenti riguarda soprattutto la produzione di energia alternativa (fotovoltaico, in particolare sui tetti delle stalle e
dei magazzini, biogas, solare termico), che in un momento di instabilità dei prezzi dell’energia è diventata l’unica opportunità per diminuire i costi energetici.
Infine, il 10 % delle imprese segnala l’opportunità economica e, più in generale, il vantaggio competitivo che questi investimenti comportano. Ricordiamo infatti che negli ultimi 15 anni i fondi del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) della PAC hanno permesso di realizzare molti impianti per la produzione di energie alternative con finanziamenti a fondo perduto.
Consumatori e agricoltura sostenibile: sempre in crescita i consumi green
Non è solo il timore per i finanziamenti a spingere le aziende verso la sostenibilità. Anche l’orientamento dei consumatori incide sul passaggio a un’agricoltura più sostenibile. Secondo una ricerca Nomisma per l’Osservatorio Changing World, infatti, i consumatorio italiani sono sempre più sensibili alla sostenibilità dei prodotti alimentari.
Nonostante l’inflazione sia ancora il timore principale che spinge a comprare prodotti “primo prezzo”, il 36% ritiene che aumenterà i prodotti a Km0, il 31% quelli con le confezioni sostenibili e il 17% con marchio biologico.

Le certificazioni per l’agricoltura sostenibile
Numerosi enti e organizzazioni internazionali hanno sviluppato standard per l’agricoltura sostenibile. Le certificazioni svolgono l’importante ruolo di “controllare” che le aziende siano effettivamente sostenibili e aiutano i consumatori a scegliere in modo consapevole. Ecco le principali che riguardano l’agricoltura sostenibile:
ISO 14001: standard internazionale per i sistemi di gestione ambientale
EMAS: regolamento europeo per il sistema di gestione ambientale e l’audit, che include requisiti specifici per l’agricoltura sostenibile.
Fairtrade: standard di commercio equo e solidale che garantisce condizioni di lavoro eque e prezzi equi ai produttori agricoli
UTZ Certified: una certificazione focalizzata su caffè, cacao, tè e nocciole.
Rainforest Alliance: certificazione che assicura pratiche agricole sostenibili, focalizzandosi sulla conservazione delle foreste, sulla biodiversità, e sul miglioramento delle condizioni di vita degli agricoltori.
Poi ci sono quelle “classiche” conosciute in Italia:
DOP: (Denominazione di Origine Protetta);
IGP: (Indicazione Geografica Protetta);
STG: (Specialità Tradizionale Garantita);
Prodotti di Montagna (indicazione aggiuntiva).
Produzione biologica ed etichettatura dei prodotti biologici (Reg. UE 848/2018)


