Abbiamo già scritto della Direttiva europea 2022/2464/UE sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale (CSRD), conosciuta come Corporate Sustainability Reporting Directive.
Questa direttiva impone alle aziende della UE di pubblicare un report in cui è indicato quale impatto ha la loro attività sull’ambiente e sulla società. Leggi questa guida per capirne di più su questa direttiva e scoprire se la tua azienda è obbligata a scrivere il report.
La rendicontazione CSRD deve seguire degli standard fissati?
La rendicontazione di sostenibilità deve essere redatta seguendo gli standard approvati dalla UE e stabiliti dall’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group).
L’EFRAG ha definito gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), cioè le metriche che le aziende devono comunicare per conformarsi agli obblighi della CSRD.
L’EFRAG ha diviso gli standard in due grandi categorie: agnostici e settoriali.
In questo articolo parliamo degli standard agnostici, che quindi devono essere adottati dalla maggioranza delle organizzazioni obbligate. Come abbiamo già detto nella guida precedente, i settoriali sono stati rinviati di due anni.
Gli standard agnostici ESRS 1 e ESRS 2.
- Gli ESRS E1, E2, E3, E4, E5 si concentrano su tematiche climatiche e ambientali.
- 4 ESRS sono poi dedicati ad argomenti di natura sociale (ESRS S1, S2, S3, S4).
- Infine, c’è un ESRS dedicato alla governance e in particolare alla condotta di business legata a questioni di sostenibilità (ESRS G1).
Cosa deve esserci nella rendicontazione di sostenibilità CSRD?
La rendicontazione di sostenibilità prevista dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) deve coprire le tre principali aree della sostenibilità definite negli ESRS:
- Aspetti ambientali: impatti ambientali, cambiamento climatico, uso delle risorse e biodiversità
- Aspetti sociali: diritti umani, condizioni di lavoro, inclusione e diversità
- Governance: pratiche aziendali, gestione del rischio, etica e trasparenza
Ricordiamo che la CSRD impone di applicare il principio della doppia materialità: le aziende devono riportare sia l’impatto che le loro attività ha sull’ambiente e sulla società, sia come le questioni di sostenibilità influenzino le loro operazioni e i risultati finanziari.
Impatti, rischi, opportunità: la CSRD vuole metriche concrete
Un passaggio fondamentale dai “vecchi” bilanci di sostenibilità alla CSRD è che questo report richiede dati concreti. L’azienda deve specificare come ha analizzato lo scenario dei rischi e dei possibili impatti, indicando delle metriche sostanziali e precise su come questo è stato fatto.
Gli ESRS specificano le informazioni che un’impresa deve comunicare in merito ai suoi impatti, rischi e opportunità sostanziali in relazione alle questioni di sostenibilità ambientale, sociale e di governance.
Esempio: inserire nella CSRD il consumo di energia
Prendiamo come esempio l’obbligo di informativa E1-5 “Consumo di energia e mix energetico”
La direttiva stabilisce che “l’impresa fornisce informazioni sul suo consumo di energia e sul suo mix energetico“.
L’informativa richiesta (…) comprende il consumo totale di energia in MWh delle operazioni proprie dell’impresa, disaggregato per:
- consumo totale di energia da fonti fossili
- consumo totale di energia da fonti nucleari;
- consumo totale di energia da fonti rinnovabili, disaggregato per:
- consumo di combustibili da fonti rinnovabili, compresa la biomassa (che include anche i rifiuti industriali e urbani di origine biologica), i biocarburanti, il biogas, l’idrogeno da fonti rinnovabili, eccetera;
- consumo di energia elettrica, calore, vapore e raffrescamento da fonti rinnovabili, acquistati o acquisiti
- consumo di energia rinnovabile autoprodotta senza ricorrere a combustibili.
Non basta più, quindi, dire “stiamo riducendo il nostro consumo di petrolio“. La CSRD impone di dire quanto è il consumo, quanto si prevede di consumare in futuro e quindi cosa si sta facendo per inquinare di meno.
Come è strutturata la rendicontazione di sostenibilità CSRD?
Entriamo quindi nel dettaglio di come dovrebbe essere una rendicontazione di sostenibilità standard che segue gli schemi indicati dagli ESRS e che quindi è conforme e può essere approvata dal revisione legale incaricato.
ESRS 1 Prescrizioni generali
Questo principio descrive l’architettura degli ESRS, spiega le convenzioni redazionali e i concetti fondamentali e stabilisce i requisiti generali per la preparazione e la presentazione delle informazioni relative alla sostenibilità.
ESRS 2 Informazioni generali
L’ESRS 2 stabilisce obblighi di informativa per le informazioni che devono essere fornite dall’impresa a livello generale per tutti i temi della sostenibilità sulla governance degli ambiti di rendicontazione, sulla strategia, sulla gestione di impatti, rischi e opportunità e su metriche e obiettivi.
ESRS E1 Cambiamenti climatici
Emissioni lorde di GES di ambito 1, 2, 3 ed emissioni totali di GES.
Effetti finanziari attesi derivanti da rischi fisici e di transizione rilevanti e opportunità potenziali legate al clima.
ESRS E2 Inquinamento
Effetti finanziari attesi di impatti, rischi e opportunità legati all’inquinamento.
ESRS E3 Acque e risorse marine
Effetti finanziari attesi di impatti, rischi e opportunità legati all’inquinamento.
Effetti finanziari attesi derivanti da impatti, rischi e opportunità legati alle acque e
risorse marine.
ESRS E4 Biodiversità ed ecosistemi
Effetti finanziari attesi derivanti da impatti, rischi e opportunità legati alla biodiversità e agli ecosistemi.
ESRS E5 Uso delle risorse ed economia circolare
Effetti finanziari attesi derivanti da impatti, rischi e opportunità legati all’uso delle risorse e all’economia circolare.
ESRS S1 Forza lavoro propria
Caratteristiche dei lavoratori non dipendenti nella forza lavoro propria dell’impresa
Copertura della contrattazione collettiva e dialogo sociale.
Protezione sociale.
Percentuale di dipendenti con disabilità.
Formazione e sviluppo delle competenze.
ESRS S2 Lavoratori nella catena del valore
Salute e sicurezza.
Equilibrio tra vita professionale e vita privata.
ESRS S3 Comunità interessate
ESRS S4 Consumatori e utilizzatori finali
ESRS G1 Condotta delle imprese
| ESRS Tematici | Tema | Sottotema | Sotto-sottotema |
|---|---|---|---|
| ESRS S4 | Sicurezza personale dei consumatori e/o degli utilizzatori finali |
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| Inclusione sociale dei consumatori e/o degli utilizzatori finali |
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| ESRS G1 | Condotta delle imprese |
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| Corruzione attiva e passiva |
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Che formato deve avere la rendicontazione CSRD?
Secondo l’EFRAG la rendicontazione deve essere in un formato elettronico che permetta la trasmissione delle informazioni.
La rendicontazione CSRD deve essere costruita attraverso etichette digitali (tag) dei dati, così da poterli consultare, estrarre e trasferire in modo semplice a tutti i soggetti interessati.
L’EFRAG indica XHTML (Extensible Hypertext Markup Language) e iXBRL (Inline eXtensible Business Reporting Language) come formati possibili.
Perché un formato digitale specifico? Perché facilita la raccolta, l’analisi e la comparazione delle informazioni a livello europeo e ne permette l’accesso a tutti gli stakeholder.
Dove pubblicare la rendicontazione di sostenibilità CSRD?
La rendicontazione di sostenibilità deve essere inclusa all’interno della relazione che i revisori accompagnano al bilancio. Come estensione dell’articolo 2428 del codice civile, la rendicontazione di sostenibilità rappresenta una sezione appositamente contrassegnata all’interno della relazione stessa.
Software per la rendicontazione CSRD
La complessità anche tecnica della rendicontazione di sostenibilità ha già generato decine di software che automatizzano la raccolta ed elaborazione dei dati. I migliori saranno oggetto di un nostro prossimo articolo.
Se lavoro anche fuori dalla UE devo usare un altro standard?
La UE è impegnata a rendere la rendicontazione CSRD interoperabile, cioè compatibile con gli altri standard usati al di fuori dalla UE.
Nel resto del mondo, per esempio, lo standard di riferimento è la GRI (Globar Reporting Initiative) con cui la CSRD è altamente compatibile.
Il vantaggio è che un’azienda italiana che ha l’obbligo di rendicontare la sostenibilità anche al di fuori dell’UE può continuare a usare la CSRD senza dover adottare nuovi standard.


