Il 5 gennaio 2023 è entrata in vigore la direttiva 2022/2464/UE sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale (CSRD), conosciuta come Corporate Sustainability Reporting Directive.
Questa direttiva impone alle aziende della UE di pubblicare un report in cui è indicato quale impatto ha la loro attività sull’ambiente e sulla società. Inoltre, la stessa direttiva chiede alle aziende di indicare anche i rischi sociali e ambientali a cui sono esposte.
Il principio di “doppia materialità”
La CSRD, infatti, si rifà al principio di “doppia materialità”: non basta indicare qual è l’impatto sul pianeta e le persone, perché le aziende devono chiarire anche quali rischi la sostenibilità fa correre alla finanza aziendale.
La direttiva è stata recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 125 del 6 settembre 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 212 del 10 settembre 2024. Da pochi giorni, quindi, la Direttiva 2022/2464/UE impone ufficialmente ad alcune aziende italiane la rendicontazione societaria di sostenibilità.
Report ESG, bilancio e rendicontazione di sostenibilità: qual è la differenza?
Prima di scoprire quali aziende sono obbligate a pubblicare la rendicontazione, cerchiamo di capire qual è la differenza tra questo documento e altri che hanno nomi simili.
- Dichiarazione non finanziaria (NFRD)
- Report di sostenibilità
- Bilancio di sostenibilità
- Report ESG (Environment, Social, Governance)
Anche se i nomi sono tra loro molto diversi, nel linguaggio delle aziende oggi si usano queste definizioni per indicare quanto già detto in precedenza: un documento in cui l’azienda comunica cosa sta facendo per l’ambiente e la società e quali rischi corre.
In realtà, si tratta di definizioni che sembrano uguali ma in realtà riguardano strumenti tra loro molto diversi. Illustriamo brevemente cosa significano queste definizioni per essere più specifici per evitare fraintendimenti.
Dichiarazione non finanziaria (NFRD)
La Non financial reporting directive è la “madre” della direttiva entrata in vigore il 10 settembre 2024. Questa direttiva ha operato nella UE dal 2014 fino alla sua sostituzione con la CSRD nel 2021. La NFRD obbligava solo le grandissime aziende a comunicare i propri sforzi in termini di sostenibilità ambientale e sociale.
La direttiva 2014/95/UE sulla non financial disclosure è stata recepita nel nostro ordinamento il 10 gennaio 2017 mediante il d.lgs. 254/16 e prevedeva l’obbligo di redigere la dichiarazione di carattere non finanziario solo per gli enti di interessi pubblico e le società madri con un numero di dipendenti superiore alle 500 unità e con almeno uno di questi due limiti dimensionali:
- Stato patrimoniale: 20 milioni di euro
- Totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 40 milioni di euro
Report di sostenibilità e Bilancio di sostenibilità
In questo caso sono due definizioni che indicano la stessa cosa: una dichiarazione spontanea e non obbligata fatta da un’azienda che pubblica un documento in cui comunica i propri sforzi per la sostenibilità.
Sembrerebbe molto simile alla CSRD è in effetti lo è: l’unica differenza, fondamentale, è che un report/bilancio è volontario mentre la CSRD obbliga alcune aziende alla rendicontazione. Questo documento assume, a volte, anche il nome di report ESG che è l’acronimo per indicare la sostenibilità ambientale, sociale e di governance di un’azienda.
Quali aziende sono obbligate alla rendicontazione CSRD?
Siamo arrivati al punto di chiarire quali aziende sono tenute a presentare una rendicontazione di sostenibilità e quali informazioni sociali e ambientali devono comunicare.
Rispetto al NFRD la platea di aziende obbligate si è allargata, includendo ora anche quelle che storicamente sono considerate PMI anche se grandi.
L’allargamento degli obblighi è progressivo, cioè nei prossimi anni si estenderà a molte altre aziende, di dimensioni sempre minori. Vediamoli nel dettaglio in ordine temporale.
Dal 1 gennaio 2024 (con primo report 2025) Sono obbligate alla nuova rendicontazione le grandi aziende che erano già obbligate con la vecchia direttiva NFRD. Per loro cambia la “forma” del documento come vedremo nei prossimi paragrafi.
Dal 1° gennaio 2025 (primo report 2026) La Rendicontazione CSRD è obbligatoria per le grandi imprese che abbiano superato almeno due di questi criteri:
- più di 250 dipendenti
- 40 milioni di euro di fatturato
- 20 milioni di euro di attività totali
Dal 1° Gennaio 2026 (primo report 2027 0 2028) Le PMI quotate (escluse le microimprese), gli istituti di credito di piccole dimensioni non complessi e le imprese di assicurazioni e riassicurazione dipendenti da un Gruppo che, alla data di chiusura del bilancio, abbiano superato almeno due dei seguenti criteri dimensionali:
- 10 – 250 dipendenti in media
- da 350 mila a 20 milioni di euro di stato patrimoniale
- da 700 mila a 40 milioni di ricavi netti
Per queste aziende è possibile non applicare la nuova normativa per due anni e, pertanto, spostare il primo report a inizio 2028.
Dal 1° gennaio 2028: per le imprese extra Ue con ricavi superiori a 150 milioni di euro nell’Unione e un’impresa figlia o una succursale nell’Ue.
Questa estensione degli obblighi allarga nel 2025 la platea delle aziende obbligate dalle attuali 11.000 a circa 50.000 nell’intera UE. Per l’Italia si stima un aumento dalle attuali 200 aziende a circa 7 mila già dal prossimo anno.
Rendicontazione settoriale: rinvio di 2 anni
La direttiva CSRD prevede due livelli di rendicontazione: uno generale che deve essere rispettato da tutte le aziende e uno specifico per settori. L’obbligo di rendicontazione settoriale doveva partire già nel 2025, ma è stato rimandato al 2026 per dare più tempo alle aziende per adeguarsi. Entro il 30 giugno 2026 dovranno quindi essere pubblicati otto standard di rendicontazione settoriali.
Perché la rendicontazione di sostenibilità è un’opportunità per le PMI italiane
Anche se può sembrare un ennesimo obbligo burocratico a cui sottostare, la rendicontazione di sostenibilità è una grande opportunità per le PMI perché permette di analizzare e intervenire sui rischi legati ai grandi temi della sostenibilità.
Anche per le PMI non obbligate, iniziare un percorso di sostenibilità volontaria è un passo che noi di Sostenia consigliamo e supportiamo.
La rendicontazione di sostenibilità richiede un’analisi approfondita dei rischi di natura economica, sociale, ambientale e di governance. Obbliga l’azienda a “guardarsi dentro” per anticipare le conseguenze che potrebbero arrivare da più fronti legati alla sostenibilità.
La rendicontazione, quindi, è un modo eccellente per iniziare a elaborare una strategia ESG. Ecco solo alcuni esempi non esaustivi con tra parentesi la lettera ESG a cui si riferiscono.
- Conformità alla normativa ambientale (E)
- Gestione efficiente di risorse idriche ed energetiche (E)
- Gestione efficiente dei rifiuti anche pericolosi (E)
- Rischi economici legati al cambiamento climatico (G)
- Costi per spreco di risorse (acqua, energia, materiali) (G)
- Conformità alla normativa sulla sicurezza del lavoro (S)
- Rischi fiscali, di privacy, di concorrenza (G)
- Problemi di reputazione (G)
- Reati di corruzione, riciclaggio frodi o attività illecite (G)
Questi rischi, anche se non direttamente finanziari, possono produrre effetti di medio e lungo periodo che sono finanziari. Ad esempio, l’aumento della tassazione sulla plastica o una causa legale per disastro ambientale possono mettere a rischio l’esistenza stessa di una PMI italiana.
Finanza, consumatori, filiere: altri motivi per adottare una strategia ESG
Abbiamo già scritto di come i temi ESG siano ormai un criterio di giudizio da parte di risparmiatori e investitori. Abbiamo anche esplorato come i consumatori siano sempre più sensibili alla sostenibilità e di come sia ormai indispensabile la sostenibilità per far parte di molte filiere produttive.
Quindi, indipendentemente dall’obbligo stabilito dalla direttiva CSRD, è il momento per tutte le aziende italiane di iniziare una strategia ESG.
L’obbligo della assurance ad opera di un revisore della sostenibilità
La CSRD non è un semplice documento da pubblicare sul sito o riporre in un cassetto.
Le aziende obbligate devono sottoporre la rendicontazione di sostenibilità ad assurance, cioè deve essere controllata da un soggetto legittimato e autorizzato a rilasciare un’attestazione di conformità agli standard ESRS.
In Italia questo soggetto è lo stesso autorizzato alla funzione di revisore legale.
Dove pubblicare la rendicontazione di sostenibilità CSRD?
La rendicontazione di sostenibilità deve essere inclusa all’interno della relazione che i revisori accompagnano al bilancio. Come estensione dell’articolo 2428 del codice civile, la rendicontazione di sostenibilità rappresenta una sezione appositamente contrassegnata all’interno della relazione stessa.
Gli standard di rendicontazione CSRD: come elaborare la rendicontazione?
La rendicontazione di sostenibilità deve essere redatta seguendo gli standard approvati dalla UE e stabiliti dall’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group). L’EFRAG ha diviso gli standard in due grandi categorie: agnostici e settoriali. Come abbiamo già detto, i settoriali sono stati rinviati di due anni. Di come si prepara una rendicontazione di sostenibilità secondo gli standard europei parleremo in un articolo specifico.


