C’è molta confusione quando si parla di ESG: si tende a confondere la rendicontazione di sostenibilità ESG, il bilancio di sostenibilità, il rating ESG e le Certificazioni ESG. Anche se possono sembrare la stessa cosa, in realtà sono molto differenti. In questo articolo vogliamo chiarire la differenza e concentrarci soprattutto sulle certificazioni.
Intanto, per chiarirsi le idee su cosa significhi questa sigla, ti consigliamo di leggere subito la nostra guida di base su Cosa significa ESG. In questo articolo ci serve solo richiamare che ESG è una sigla formata dalle iniziali di tre parole inglesi:
- Environmental;
- Social;
- Governance.
In italiano possiamo tradurre l’acronimo ESG con:
- Ambiente;
- Società;
- Gestione o Managerialità.
I tre criteri ESG, detti anche “pilastri”, sono usati per indicare quale rapporto un’azienda o istituzione stabilisce nei confronti delle persone che ci lavorano, dell’ambiente in cui è inserita e con la società in cui opera. In questo caso si parla anche di “sostenibilità” aziendale in senso ampio, non riferendosi solo all’ambiente.
Chi decide se un’azienda è sostenibile?
Ogni azienda grande o piccola può scrivere sul proprio sito web che è “sostenibile”, che rispetta i diritti dei lavoratori o consuma poca acqua. Ma chi ci assicura che questo sia vero? In questo caso ci vengono in aiuto tre strumenti: la rendicontazione di sostenibilità, le Certificazioni ESG e i rating ESG, che sembrano simili ma non lo sono.
Cosa sono i rating ESG: una definizione di base
I rating ESG sono rilasciati da società indipendenti, e senza che l’azienda ne faccia richiesta, la valutano assegnando un punteggio.
La tua azienda, quindi, potrebbe essere stata valutata da una società di rating e aver ricevuto un punteggio basso, medio o ottimo senza che tu ne abbia fatto richiesta e senza poterci fare molto.
Queste società forniscono i rating per diversi motivi, il principale è aiutare i risparmiatori o i fondi a investire i propri soldi in aziende più sostenibili. Per assurdo, quindi, un’azienda potrebbe aver ricevuto un ottimo rating ESG senza aver alcuna Certificazione ESG volontaria. Di solito questo non accade ma ci aiuta a capire che i percorsi di rating e certificazione sono diversi.
I rating ESG: saperne di più in modo semplice
La misura dei criteri ESG non ha uno standard unico. Le società che valutano il rating ESG delle organizzazioni usano una propria metodologia per l’analisi che fornisce, quindi, risposte diverse. Se prendiamo come riferimento le valutazioni ESG più famose (MSCI, IBM, Morningstar Sustainalytics, Bloomberg e S&P) ci accorgiamo che i punteggi ESG variano costantemente. Per saperne di più ti consigliamo di leggere la nostra guida di base su Come si misura la sostenibilità: i rating ESG.

Le Certificazioni ESG: cosa sono e a cosa servono
Se il rating è stabilito da un’agenzia indipendente, chi attribuisce le certificazioni ESG? Le certificazioni sono attribuite sempre da enti indipendenti ma solo su richiesta dell’azienda, con un percorso complicato e a pagamento.
Quindi non si ottiene “semplicemente” una certificazione ma si sceglie di iniziare un percorso ESG per ottenerla. Il bollino con la certificazione da mettere sul sito o la carta intestata, quindi, è solo il punto di arrivo di un processo di sostenibilità che viene certificato e garantito da un ente indipendente. Di questo parliamo nell’articolo sulle Certificazioni ESG.

Il bilancio o rendicontazione di Sostenibilità: cos’è, come si fa, a cosa serve?
La rendicontazione di sostenibilità, o report di sostenibilità, o bilancio di sostenibilità, è un documento preparato dall’azienda per comunicare il proprio impegno in termini di sostenibilità. Non ha una forma standard anche se esistono dei framework riconosciuti a livello internazionale. Può essere una semplice pagina web o un documento di centinaia di pagine. Dipende dalla dimensione aziendale e da “quanto” l’azienda ha da dire sul proprio impegno ESG.
Rendicontazione ESG: 7.000 aziende già obbligate in Italia
Per le aziende italiane è obbligatorio fare una Rendicontazione ESG? La risposta è NO per la maggioranza delle imprese, ma dal 1 gennaio 2024 sono cambiate un po’ di cose.
Secondo la nuova direttiva dell’UE, conosciuta come “Direttiva CSRD” (Corporate Sustainability Reporting Directive) dal 1° gennaio 2025 (con primo report nel 2026) la Rendicontazione ESG è obbligatoria per le grandi imprese che abbiano superato almeno due di questi criteri: più di 250 dipendenti, 40 milioni di euro di fatturato e 20 milioni di euro di attività totali. Questo ha portato il numero di aziende italiane obbligate da poche centinaia a circa 7.000.
Queste aziende, infatti, si aggiungono alle grandi imprese quotate con più di 500 dipendenti già soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria (Direttiva 2013/34/Ue)
Ma non finisce qui: gli obblighi si estenderanno progressivamente nei prossimi anni secondo questo calendario.
Dal 1° Gennaio 2027: le piccole e medie imprese quotate (escluse le microimprese), gli istituti di credito di piccole dimensioni non complessi e le imprese di assicurazioni e riassicurazione dipendenti da un Gruppo che, alla data di chiusura del bilancio, abbiano superato almeno due dei seguenti criteri dimensionali: 10 – 250 dipendenti in media, da 350 mila a 20 milioni di euro di stato patrimoniale e da 700 mila a 40 milioni di ricavi netti
Dal 1° gennaio 2028: per le imprese extra Ue con ricavi superiori a 150 milioni di euro nell’Unione e un’impresa figlia o una succursale nell’Ue.
Le PMI non quotate sono obbligate ad avere una Rendicontazione ESG?
Al momento NO ma prima del 2030 è probabile che questo obbligo arrivi. Già oggi, però, le PMI non quotate possono farlo su base volontaria che molto spesso volontaria non è. La crescente sensibilità dei consumatori e le richieste che arrivano da molte filiere, di fatto spinge molte PMI a certificarsi anche se non sono obbligate a farlo. Ma o lo fanno, o i cittadini, i consumatori e il sistema economico e finanziario ne faranno pagare il conto. Il consiglio di Sostenia è di iniziare subito il percorso verso la sostenibilità, indipendentemente dall’obbligo o meno attuale.
La mia azienda dovrebbe fare una rendicontazione ESG o avere una certificazione ESG?
Sono due discorsi diversi: il report di sostenibilità è un documento unilaterale che l’azienda non obbligata può decidere o meno di pubblicare. Noi di Sostenia consigliamo di impegnarsi e cominciare a rendere pubblico il proprio impegno ESG, per motivi finanziari e di reputazione.
Le certificazioni ESG, invece, sono un percorso diverso, complicato e anche costoso che richiede alle aziende molto impegno e investimento. Per saperne di più, leggi l’articolo sulle Certificazioni ESG: cosa sono, come si ottengono e a cosa servono.


