Moda e sostenibilità: percorso obbligato

Già nel 2012 la Camera Nazionale della Moda Italiana pubblicò un Decalogo sulla Responsabilità sociale e ambientale nel settore moda.

L’obiettivo, molto in anticipo sui tempi, era indicare alla moda italiana una direzione che fosse sostenibile non solo in senso ambientale ma anche in campo sociale.

I dieci articoli del decalogo comprendevano tutte le fasi della produzione, dal design alla vendita di un capo. Lo prendiamo come riferimento per introdurre questo articolo su moda e sostenibilità ESG.

  1. Disegna prodotti di qualità che possano durare a lungo e minimizzino gli
    impatti sugli ecosistemi
  2. Utilizza materie prime, materiali e tessuti ad alto valore ambientale e sociale
  3. Riduci gli impatti ambientali e sociali delle attività e riconosci il contributo di ognuno al valore del prodotto
  4. Includi criteri di sostenibilità lungo tutto il percorso del tuo prodotto verso il cliente
  5. Impegnati verso il miglioramento continuo delle prestazioni aziendali
  6. Sostieni il territorio e il Made in Italy
  7. Integra i valori universali nel tuo marchio
  8. Comunica agli stakeholder in modo trasparente il tuo impegno per la sostenibilità
  9. Promuovi l’etica e la sostenibilità presso i consumatori e tutti gli altri interlocutori
  10. Comunica la tua adesione al Decalogo, presso i clienti, i tuoi collaboratori, i fornitori, le comunità locali.

Cosa significa Moda sostenibile?

Il decalogo è una sintesi perfetta della definizione di moda sostenibile.

La moda è sostenibile quando riduce al minimo gli impatti negativi sull’ambiente e sulla società lungo l’intero ciclo di vita di un prodotto, dalla progettazione al consumatore finale. Un’azienda di moda sostenibile  inquina il meno possibile, rispetta i diritti dei lavori, gestisce l’azienda secondo codici etici, contrasta la corruzione, promuove la legalità e così via.

Anche se il termine sostenibilità si associa spesso solo all’ambiente, la sostenibilità ESG include anche parametri sociali e di gestione aziendale. Per saperne di più su ESG, leggi l’articolo su Cosa significa ESG.

La moda nel mondo: 75 milioni di occupati, 2% del PIL e tante emissioni serra

Secondo la società di consulenza Andersen, il settore della moda rappresenta la quarta maggiore industria a livello globale con un valore stimato in circa 3 trilioni di dollari e genera il 2% del Pil mondiale, con un impiego di circa 75 milioni di persone.

L’industria della moda è responsabile di una quota tra il 4% e il 15% delle emissioni
globali di CO2 e consuma più del 20% dell’acqua per usi industriali, seconda solo all’agricoltura.

Inoltre, il 70% dei tessuti è composto da derivati del petrolio (soprattutto poliestere, per 80 milioni di tonnellate all’anno) e solamente l’1% di questi viene riciclato, mentre il resto è destinato alla discarica (con tempi di decomposizioni di mille anni). Per questo motivo l’abbigliamento è la maggior fonte di microplastiche nei mari (35%).

Un quadro davvero sconsolante, aggravato negli ultimi anni dal fenomeno del fast fashion di produzione e distribuzione orientale che ha inondato Europa e Usa di vestiti di pessima qualità, creati inquinando e sfruttando i lavoratori ma molto appetibili perché a bassissimo costo.

Sempre la società Andersen cita altri studi che non fanno presagire nulla di buono per i prossimi decenni. Secondo il report Global fashion: green is the new black 2023 di Barclays, la moda toccherà i 3,3 trilioni di dollari entro il 2030, con una crescita annua del 5% dell’impatto negativo sull’ambiente.

Sempre entro il 2030 sono attesi aumenti significativi nel consumo di acqua (+50%), emissioni (+63%), tonnellate di rifiuti creati (+52%).

Mentre, entro il 2050 ci si attende che l’industria della moda consumerà il 25% del carbon budget mondiale (fonte Ellen MacArthur Foundation).

Perché una moda sostenibile?

Questi dati fanno comprendere che la moda sostenibile non è più un’opzione ma un obbligo. Il Pianeta non può reggere questo impatto ambientale e sociale, tanto che le Nazioni Unite hanno inserito degli obiettivi di sostenibilità del sistema moda direttamente nel Global Compat 2030 attraverso la UN Alliance for Sustainable Fashion.

La moda sostenibile serve alle imprese italiane?

Al di là dell’aspetto morale, quale vantaggio può trarre un’azienda italiana della moda dalla trasformazione del proprio business in direzione sostenibile? Le conviene o è solo un’ulteriore costo non sostenibile?

Il passaggio a un modello sostenibile rappresenta sempre una sfida e, soprattutto nella prima fase, un investimento che potrebbe non avere un ritorno immediato.

Ma non c’è possibilità di scelta, perché i consumatori stanno guidando la rivoluzione green anche nel settore moda. Farsi trovare impreparati potrebbe essere letale per molte PMI italiane. Leggi questo articolo se vuoi saperne di più sul rapporto tra consumatori e ESG.

Ricordiamo che la moda italiana fattura circa 100 miliardi di euro e rappresenta il 5,5% del totale del Pil italiano, esportando circa il 90% del fatturato del settore.

I consumatori e la moda sostenibile: 1 su 2 la vuole

Secondo l’indagine “Gli italiani e la moda sostenibile” realizzata da Ipsos per Altroconsumo, il 60% degli italiani ritiene che un’azienda poco attiva sul fronte sociale e ambientale non abbia futuro.

Secondo questa indagine, gli italiani chiedono alle aziende della moda di ridurre l’uso di sostanze chimiche, consumare acqua, smetterla di delocalizzare la produzione,  usare soprattutto materiali naturali/biologici. Infine dovrebbero garantire condizioni di lavoro sicure e salubri, nonché limitare l’inquinamento da microplastiche.

Una tendenza confermata anche da una ricerca Bain e WWF Italia che ha identificato cinque profili di consumatori nel settore moda di tutto il mondo.

Secondo la ricerca, il 65% dei consumatori dichiara di avere a cuore l’ambiente, ma solo il 15% prende costantemente decisioni di acquisto mirate a ridurre il proprio impatto ambientaleNel giro di qualche anno 1 consumatore su 2 preferirà acquistare capi sostenibili.

Il profilo più interessante è quello dei “Campioni della sostenibilità“. Sono i consumatori già molto attenti all’ambiente che acquistano regolarmente abbigliamento sostenibile. Le loro intenzioni e azioni sono allineate e sono disposti a pagare un prezzo maggiorato molto significativo (84%) per accedere a prodotti sostenibili.

Senza dimenticare i “Buoni cittadini“: una categoria composta principalmente da millennial e consumatori della generazione Z, disposti a pagare un sovrapprezzo meno significativo (64%) per i prodotti sostenibili.

Le filiere produttive e la sostenibilità ESG

Vale anche per la moda quanto abbiamo scritto per le filiere sostenibili: con gli obblighi a cui sono sottoposte le grandi aziende e le PMI quotate, anche i piccoli fornitori saranno di fatto obbligati a diventare sostenibili.

Le certificazioni della moda sostenibile

Un’azienda che vuole mettere in pratica i principi della moda sostenibile può partire dalle certificazioni che sono uno strumento oggettivo per dimostrare di aver intrapreso un percorso ESG. Oltre alle certificazioni generali, di cui parliamo nell’articolo sulle Certificazioni ESG, ci sono diverse certificazioni specifiche per il settore moda. Ecco le più conosciute:

Global Organic Textile Standard (GOTS):

  • Certificazione per tessuti realizzati con fibre biologiche (come cotone e lana), che garantisce processi di produzione e lavorazione ecologici e socialmente responsabili.
  • Richiede il rispetto di criteri rigorosi lungo tutta la catena di fornitura, inclusa la limitazione di sostanze chimiche pericolose e il rispetto delle condizioni di lavoro etiche.

OEKO-TEX Standard 100:

  • Certificazione che assicura che i tessuti siano privi di sostanze chimiche nocive per la salute umana.
  • Testa i prodotti tessili per oltre 100 sostanze nocive, tra cui coloranti cancerogeni, pesticidi e metalli pesanti.

Fair Trade Certified:

  • Certificazione che promuove il commercio equo, garantendo che i produttori ricevano un giusto compenso e lavorino in condizioni dignitose.
  • Assicura pratiche di coltivazione sostenibili e una protezione dell’ambiente per prodotti come cotone e tessuti.

Ecolabel

  • Un’etichetta ecologica dell’Unione Europea (UE) che certifica prodotti e servizi che hanno un ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento.

Ecocert

  • Ecocert è riconosciuto a livello globale per i suoi rigorosi standard di qualità e per il suo impegno nella promozione dell’agricoltura biologica, della cosmesi naturale e di altre pratiche sostenibili.

La moda sostenibile: 10 buoni motivi per non rimandare

Le motivazioni per cui un’azienda dovrebbe adottare al più presto pratiche ESG sono simili, indipendentemente dal settore. Puoi scoprirli leggendo il nostro articolo su 10 buoni motivi per una strategia ESG.

La moda è, però, uno dei settori in cui la consapevolezza dei consumatori sta crescendo più rapidamente. Per un settore strategico per il Made in Italy adeguarsi a queste tendenze è un obbligo a cui rispondere quanto prima.

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